“La didattica dell’italiano e suoi spazi grafico-ambientali”

20 September 2003

“La didattica dell’italiano e suoi spazi grafici-ambientale”
Giornata di studio

 

Genius loci 1. Apprezziamo che nel titolo lo spazio nella classe e l’aspetto grafico dei materiali siano collegati per apposizione con una lineetta. Entrambi gli argomenti attengono infatti allo stesso concetto di ambiente. L’ambiente costruito graficamente nel libro e quello costruito architettonicamente nella classe giocano la stessa funzione per l’apprendimento.

2. Si considera che l’apprendimento dell’italiano come lingua due dipenda in modo particolare dalla relazione tra l’insegnante, la classe e lo studente, molto di più di quanto ne dipendano altri oggetti di insegnamento. L’insegnante di lingua due infatti non insegna proprio l’italiano, che è l’obiettivo indiretto del suo insegnamento, l’insegnante di lingua due insegna invece a “usare la lingua” in modo italiano. La lingua in questione, usata in modo italiano, è appunto l’italiano. Un giapponese che usa la lingua italiana come usa il giapponese, ha l’occasione in Italia di incontrare un modo diverso di comunicare, in quelli propri della lingua italiana. Questa distinzione è particolarmente utile se si considera la differenza tra l’insegnamento della lingua italiana in Giappone rispetto all’insegnamento in Italia. In Italia lo studente è già sottoposto a stimoli alla comunicazione, mentre in Giappone di solito gli stimoli sono circoscritti all’ambiente scolastico. In Italia la funzione dell’insegnante è quella di offrirgli gli strumenti per usare la lingua che effettivamente gli serve, selezionando quello che gli è più utile in quello specifico percorso didattico (che l’insegnante ha definito nel suo programma) tra i diversi contesti comunicativi in cui lo studente si viene naturalmente a trovare quando esce dalla scuola. L’insegnante di lingua due allora non trasmette un sapere costituito, ma un “modo di parlare” un modo di usare la lingua, un “modo di fare”. Tale modo non può essere appreso per via esterna con un percorso astratto, perché si impara a parlare l’italiano solo parlando. Ma lo studente si sente frustrato, in più se è giapponese inadeguato rispetto agli altri studenti. In questa difficoltà si rintraccia una delle funzioni fondamentali dell’insegnante di lingua due, cioè quella di sostenere, quasi consolare colui o colei che sta praticando la lingua.

3. Oltre che sulla figura dell’insegnante, che stimola e sostiene lo studente che impara a parlare la lingua due, gioca un importante ruolo l’ambiente. La scuola di lingua due non è il tempio dell’italiano, ma è il luogo dove si celebra la cerimonia dell’introduzione alla lingua due, che diventerà man mano più profonda. Come nella liturgia di un rito religioso un ambiente idoneo (con gli elevati spazi verticali, i colonnati, gli addobbi, le decorazioni, i rituali, l’incenso e le iconografie) dispongono ad un atteggiamento verso l’assoluto, così per l’insegnamento la cura dell’ambiente ( la grafica, la veste editoriale, gli arredamenti, i quadri) dispone emotivamente all’acquisizione dei modi opportuni di comunicare in quello spazio.

4.Come non esiste il metodo assoluto per insegnare -che qualora ci fosse tutti useremmo e non ci troveremmo qui a discutere, per cui l’insegnante invece di applicare un astratto metodo si mette al servizio in modi differenziati di quegli studenti adulti con quella particolare cultura e personalità)- per le stesse evidenti ragioni non esiste lo spazio precisamente definito per imparare. Certo i materiali didattici devono essere accuratamente studiati per la grafica in modo particolare per gli studenti giapponesi, inoltre il locale deve essere arioso, luminoso, allegro, temperato, i mobili, i tavoli e le sedie devono essere ergonomici, la disposizione dei tavoli deve essere adeguata agli adulti per non farli sentire in soggezione, oppure si possono eliminare i tavoli per creare spazi che favoriscono la mobilità, ma secondo noi, questi elementi certamente importanti sono convenzionali, non determinano essi stessi in quanto tali la buona riuscita della didattica. Quello che conta invece è che la situazione ambientale (grafico-spaziale) disponga gli studenti all’apprendimento sereno e rilassato, all’ascolto, alla comprensione, alla espressione e alla comunicazione. Non siamo in grado di definire quali siano gli elementi specifici che caratterizzano il luogo funzione (non ideale) ad imparare per quanto riguarda l’ambiente, ma potremmo offriere consigliare secondo la nostra propria esperienza, convinti che ciò che vale nel nostro contesto sarà opportunamente diverso in un altro contesto. Come la bellezza di una casa non dipende solo dalle forme, dal pregio dei materiali di costruzione, dagli arredamenti, ma dall’atmosfera che quel luogo con quegli spazi e quegli arredamenti sprigiona, lo stesso vale per lo spazio grafico ambientale. E’ l’insieme del vissuto di quel luogo, è il tratto artistico di quella grafica che rende gradevole stare e imparare in quel contesto.

5.Preferiamo parlare di genius loci. Il genius loci è quella materia astratta di cui uno spazio fisico può essere dotato. Per la grafica parliamo di tratto artistico. Tale materia astratta è una dotazione di quel luogo. Gli elementi benefici trasudano nella composizione dei minimi particolari di quel luogo o di quel foglio, che vivono di vita propria al di fuori del controllo dell’esecutore. Un luogo adatto a starci, piacevole, una pagina bella da guardarsi, piacevole. Genius loci è anche quella sensibilità per la natura di cui erano dotate le civiltà antiche, per esempio gli etruschi. Lì, solo in quel luogo potevano fondare la città. Quel luogo era in connessione con il cosmo (per via di forze magnetiche dovute alla concentrazione di metalli sottostanti che attirano – come il polo). Quel luogo era un microcosmo, così la classe si compone come un piccolo nucleo assoluto, assoluto cioè sciolto, svincolato dall’esterno: un microcosmo italiano.

6. ancora genius loci e conclusioni pratiche

Francesco scrive tutto ciò che riguarda i giapponesi sull’argomento

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